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Arquà Petrarca: cosa vedere nel borgo del poeta sui Colli Euganei

Un pomeriggio tra vicoli acciottolati, la casa dove un poeta si fermò per sempre e il profumo aspro delle giuggiole: Arquà Petrarca si visita lentamente, senza programma fisso.

Arquà Petrarca: cosa vedere nel borgo del poeta sui Colli Euganei

Arquà Petrarca si raggiunge risalendo una strada stretta che si inerpica tra ulivi e vigneti, e già in quei tornanti capisci che il posto ti restituirà qualcosa. Il borgo è piccolo, meno di duemila abitanti, e si visita a piedi, obbligatoriamente, su acciottolato e gradinate. Non è una limitazione: è il ritmo giusto per un luogo che vive di quiete.

Inserito nel circuito dei Borghi più belli d’Italia e insignito della Bandiera Arancione del Touring Club Italiano, Arquà deve la sua fama a un singolo inquilino illustre: Francesco Petrarca, che vi trascorse gli ultimi anni della vita e vi morì nel luglio del 1374. Da allora il borgosembra aver deciso di fermarsi lì, in quel Trecento soleggiato, senza sentire troppo la necessità di aggiornarsi.

La storia in breve: come Petrarca arrivò ad Arquà

Petrarca non era veneto. Era nato ad Arezzo nel 1304 e aveva trascorso la vita peregrinando tra le corti d’Europa. Ma quando, stanco e malato, cercò un posto dove ritirarsi, fu il paesaggio dei Colli Euganei a convincerlo. Aveva già scoperto la zona durante un soggiorno termale ad Abano, intorno al 1364: fu, come scrivono le fonti, amore a prima vista.

Nel 1369 Francesco I da Carrara, signore di Padova e amico sincero del poeta, gli donò un terreno ad Arquà. Petrarca ristrutturò l’edificio duecentesco che vi sorgeva e vi si trasferì stabilmente nel 1370, circondato dalla figlia Francesca, dal genero Francescuolo e dalla nipotina Eletta. Vi rimase fino alla morte, avvenuta nella notte tra il 18 e il 19 luglio 1374, con la testa reclinata sui suoi libri.

Fu per sua stessa volontà che il funerale si svolse nella chiesa di Santa Maria Assunta ad Arquà. Da allora il borgo è diventato meta di pellegrinaggio letterario: tra chi vi è passato ci sono Vittorio Alfieri, Ugo Foscolo, Lord Byron, Shelley e D’Annunzio.

Cosa vedere ad Arquà Petrarca: i luoghi principali

I luoghi citati. Trascina e zooma per esplorare.

La tomba del Petrarca

Il percorso nel borgo inizia quasi sempre da Piazza Francesco Petrarca, nella parte bassa, dove sorge la tomba del poeta. Il sarcofago in marmo rosso di Verona, ispirato ai modelli romani, è datato 1389 e campeggia davanti alla facciata della chiesa parrocchiale. Attorno aleggia una curiosità storica: una prova al carbonio 14 effettuata qualche anno fa ha rilevato la presenza di frammenti ossei femminili all’interno del sarcofago, lasciando aperti i dubbi sull’autenticità dei resti. Una storia che vale la pena raccontare ai bambini, funziona sempre.

La Chiesa di Santa Maria Assunta

La chiesa di Santa Maria Assunta si affaccia sulla piazza-sagrato. È documentata già nel 1026 e probabilmente più antica. L’interno, a navata unica con travi a vista e tre altari, conserva affreschi di scuola veneto-bizantina fino al XV secolo e una pala d’altare di Palma il Giovane raffigurante l’Assunta. L’atmosfera è sobria, raccolta: vale una sosta silenziosa anche per chi non è particolarmente interessato all’arte sacra.

La Loggia dei Vicari e l’Oratorio della Trinità

Salendo verso la parte alta del borgo si raggiunge Piazza San Marco, un piccolo slargo dominato dalla Loggia dei Vicari, dove si riunivano i nobili capofamiglia con i loro stemmi, alcune lastre sono ancora leggibili. Accanto si trova l’Oratorio della Trinità, la cui prima menzione risale al 1181. Il poeta vi si recava a pregare. Nell’Ottocento era già documentato come luogo frequentato da Petrarca. All’interno si conserva un altare ligneo del XVII secolo, una pala di Palma il Giovane raffigurante la Trinità e un prezioso polittico di Jacobello di Bonomo della seconda metà del Trecento. È uno degli angoli più silenziosi del borgo.

La Casa del Petrarca: il cuore della visita

La Casa del Petrarca è la tappa che giustifica il viaggio. Si trova nella parte alta del borgo e si raggiunge percorrendo la salita principale. La visita inizia con un breve video sulla vita del poeta, poi si attraversano le stanze del piano superiore: i soffitti e le pareti sono in parte affrescati con scene tratte dal Canzoniere, dai Trionfi e dall’Africa, commissionati nel Cinquecento da Paolo Valdezocco, uno dei proprietari successivi che volle rendere omaggio al poeta senza modificare l’impianto della casa.

Lo spazio più emozionante è lo studiolo: le pareti mostrano ancora tracce della decorazione originale trecentesca e qui si conservano la sedia e l’armadio-libreria che la tradizione, attestata fin dal Cinquecento, vuole fossero usati da Petrarca. C’è poi la celebre gatta imbalsamata, custodita nella sua nicchia: secondo la tradizione era la compagna del poeta nelle ore di studio. Le certezze storiche sull’appartenenza al Petrarca sono poche, ma la presenza di questo animale dice molto su come nei secoli si sia cercato di avvicinare la figura del poeta a una dimensione più quotidiana e domestica.

Dall’esterno della casa, il giardino e il brolo completano il quadro: Petrarca aveva una vera passione per la botanica e la cura delle piante, e questo spazio aiuta a leggere il suo rapporto con il paesaggio circostante.

Orari (da verificare su padovamusei.it prima della visita): marzo–ottobre 9.00–12.30 / 15.00–19.00; novembre–febbraio 9.00–12.30 / 14.30–17.30. Chiusa il lunedì non festivo, il 25–26 dicembre, il 1° gennaio e il 1° maggio. Ingresso: intero circa €4, ridotto circa €2. Per gruppi e scolaresche è necessaria la prenotazione.

La Fontana del Petrarca

Nella parte più bassa del borgo, vicino al parcheggio di via Fontana, si trova la Fontana del Petrarca, una struttura duecentesca che esisteva già al tempo del poeta. Sull’arco frontale è incisa un’iscrizione latina che invita il visitatore a riverire l’acqua della fonte, dalla quale Petrarca avrebbe tratto ispirazione per i suoi versi. Poco appariscente, quasi sempre ignorata dai frettolosi: per questo vale la pena fermarsi.

Il borgo alto e i palazzi nobiliari

Il centro storico si suddivide in borgo basso e borgo alto, collegati da una salita acciottolata. Salendo si incontrano antichi palazzi un tempo abitati da famiglie patrizie, i Contarini, gli Strozzi, i Pisani, che nel Quattro e Cinquecento scelsero Arquà come residenza estiva, attratti dalla fama del luogo e dal paesaggio. Casa Strozzi, conosciuta anche come Casa del Pestrin, era originariamente un frantoio per la produzione dell’olio e solo in seguito fu trasformata in residenza. I portali in pietra, i loggiati e i giardini pensili che si aprono inaspettatamente tra un vicolo e l’altro sono il vero patrimonio diffuso del borgo.

La passeggiata tra le viuzze è l’attività principale e la più consigliata: si cammina senza meta, si entra nei vicoli ciechi, ci si ferma davanti a uno scorcio sui vigneti. Arquà non ha musei da spuntare su una lista: ha un’atmosfera da assorbire lentamente.

Le giuggiole: il frutto che ha fatto un proverbio

L’espressione andare in brodo di giuggiole, cioè essere al colmo della gioia per qualcosa di particolarmente piacevole, ha le sue radici proprio qui. Le giuggiole sono il frutto simbolo di Arquà Petrarca e dei Colli Euganei: piccoli frutti dolci a forma di oliva, diffusi in Italia dai veneziani, che il clima e il terreno di questi colli hanno reso particolarmente rigogliosi.

In autunno, soprattutto a ottobre, il borgo si trasforma: lungo le vie e nelle botteghe si trovano giuggiole fresche, confetture, grappe e soprattutto il brodo di giuggiole, un liquore denso e profumato che è diventato prodotto tipico del territorio. Se visitate Arquà nella prima settimana di ottobre, troverete la Festa delle Giuggiole, che richiama visitatori da tutta la provincia.

L’enoteca Arquà, con la sua terrazza panoramica, è uno dei punti di riferimento per l’assaggio: qui si può provare anche lo Spritz Euganeo, preparato con giuggiole e Moscato Fior d’Arancio Selz, il vino autoctono dei Colli Euganei.

Dove mangiare ad Arquà Petrarca

Il borgo è piccolo ma i ristoranti e le trattorie non mancano, per lo più concentrati lungo la via principale e nelle piazze. La cucina è quella padovana: bigoli al ragù, pasta e fasioi, gallina padovana, soppressa. Il brodo di giuggiole si trova come digestivo o come ingrediente nei dolci. L’olio extravergine dei Colli Euganei è un’altra specialità da portare a casa.

Per un pranzo più strutturato il consiglio è arrivare nel borgo entro le 12.30 (la casa-museo chiude per la pausa), mangiare con calma e dedicare il pomeriggio alla visita. Se invece preferite un pranzo leggero, le botteghe di prodotti tipici offrono taglieri e assaggi da consumare sulle panchine con vista sui colli.

Quando andare ad Arquà Petrarca

Il borgo è bello in ogni stagione, ma ci sono momenti più riusciti di altri.

Primavera (aprile–giugno): il paesaggio è verde, le temperature miti, i sentieri asciutti. È la stagione più consigliata per chi vuole abbinare la visita al borgo con una camminata sui colli.

Estate: il borgo è molto frequentato nei weekend, soprattutto di domenica. In settimana è più tranquillo. Il caldo dei pomeriggi estivi si fa sentire sulle salite acciottolate.

Autunno (settembre–ottobre): la stagione delle giuggiole e delle vendemmie. I colori del paesaggio sono straordinari, la luce è quella giusta per le fotografie. Ottobre, con la Festa delle Giuggiole, è il momento di maggiore atmosfera.

Inverno: il borgo si svuota quasi completamente. La Casa del Petrarca riduce gli orari (chiude alle 17.30) e nei mesi più freddi apre solo su prenotazione per i gruppi. Per chi ama la quiete assoluta, è un’esperienza interessante.

Una nota pratica: i weekend primaverili e autunnali sono i più affollati dell’anno. Se potete, scegliete un giorno infrasettimanale.

Come arrivare e dove parcheggiare

Arquà Petrarca si raggiunge quasi esclusivamente in auto: il borgo è immerso nelle colline e i collegamenti pubblici sono limitati.

In auto: dall’autostrada A13 (Bologna–Padova) si esce a Monselice, poi si seguono le indicazioni per i Colli Euganei. Dall’A31 si scende verso Monselice o Montagnana. Gli ultimi chilometri si percorrono su strade locali tortuose.

Parcheggi: ci sono due aree principali, entrambe a pagamento. Il Parcheggio Borgo Basso si trova in via Fontana, a circa duecento metri dalla tomba del Petrarca: è il più comodo per chi vuole partire dalla piazza principale. Il Parcheggio Borgo Alto è in via Ventolone, più vicino alla Casa del Petrarca. Esiste anche un parcheggio nei pressi del cimitero. Il borgo è strettamente pedonale: dall’auto in poi si va a piedi.

In treno e autobus: le stazioni più vicine sono Montegrotto Terme e Monselice, servite da treni regionali da Padova. Da entrambe le stazioni partono autobus locali diretti ad Arquà, ma le frequenze sono ridotte, verificare gli orari prima di partire.

Quanto tempo serve per visitare Arquà Petrarca

Il borgo è compatto: con passo normale si gira tutto in due ore. Aggiungendo la visita alla Casa del Petrarca (circa mezz’ora all’interno, più il tempo per il video introduttivo), una sosta all’enoteca e un pranzo, si arriva tranquillamente a mezza giornata. Se invece si vuole abbinare una passeggiata sui sentieri dei Colli Euganei o una visita a un frantoio, conviene calcolare una giornata intera.

Arquà funziona bene anche come tappa di un itinerario più ampio. La nostra guida Colli Euganei in un weekend lento vi aiuta a costruire un programma di due giorni che include terme, borghi e vino.

I dintorni: cosa vedere vicino ad Arquà Petrarca

Arquà è immersa nel Parco Regionale dei Colli Euganei, un territorio di circa 18.000 ettari con una rete di oltre 200 sentieri segnalati. Da Arquà si può partire a piedi per il Pianoro del Mottolone (circa 45 minuti dal centro, consigliato al tramonto) o per il sentiero del Monte Calbarina e Monte Piccolo (circa 3,5 km, 130 metri di dislivello, partenza in località Costa di Arquà).

Nei dintorni immediati, vale una sosta:

  • Monselice: con la sua rocca medievale e il Santuario delle Sette Chiese, è a meno di dieci minuti d’auto.
  • Este: città murata con il Museo Nazionale Atestino, uno dei più ricchi del Veneto per materiali preistorici e romani.
  • Montagnana: le mura medievali tra le meglio conservate d’Italia.
  • Giardino Monumentale di Valsanzibio (Villa Barbarigo, Galzignano Terme): uno dei migliori esempi di giardino simbolico barocco in Italia, con labirinti, fontane e alberi secolari fino a 900 anni.
  • Castello del Catajo a Battaglia Terme: una dimora cinquecentesca imponente, con affreschi di straordinaria qualità e una storia che porta fino agli Asburgo.
  • Villa dei Vescovi a Luvigliano di Torreglia: bene FAI, esempio raffinato di architettura rinascimentale con ciclo di affreschi di Lambert Sustris.

Se il vostro itinerario include Padova, i Colli distano una trentina di chilometri dalla città: abbastanza vicini da combinare una mattina ai Musei Civici con un pomeriggio ad Arquà.

Con i bambini

Arquà Petrarca si presta bene anche a una visita in famiglia, con qualche avvertenza. Il percorso dal parcheggio alla Casa del Petrarca prevede salite su acciottolato: i passeggini sono scomodi, meglio un marsupio o uno zaino porta-bimbo. La Casa del Petrarca ha barriere architettoniche per accedere al piano superiore.

Ciò detto, il borgo ha una capacità narrativa notevole anche per i bambini: la gatta imbalsamata nella nicchia dello studiolo è un gancio curioso e immediato, e la storia della tomba con le ossa femminili funziona come un piccolo mistero storico. La Festa delle Giuggiole di ottobre, con bancarelle e prodotti tipici, è un’occasione piacevole per le famiglie.

Per chi vuole aggiungere una tappa adatta ai bambini, il Castello di San Pelagio a Due Carrare (Museo del Volo) e il Museo di Cava Bomba a Cinto Euganeo (geologia e fossili) sono a breve distanza.

Il Parco Letterario Francesco Petrarca

Il territorio dei Colli Euganei ospita il Parco Letterario Francesco Petrarca, una rete di 57 targhe letterarie disseminate nel paesaggio che riportano citazioni di poeti e scrittori, da Petrarca stesso a Byron, da Foscolo a D’Annunzio, ispirate dai luoghi in cui furono composte. È un modo diverso di leggere il territorio, adatto a chi vuole uscire dal percorso convenzionale del borgo.

La tradizione di turismo letterario ad Arquà non è recente: già nei decenni successivi alla morte del poeta, il borgo era diventato una meta di pellegrinaggio per letterati da tutta Europa. Quella corrente non si è mai del tutto esaurita.


Arquà Petrarca non è un posto dove succede qualcosa di particolare. È un posto dove il tempo rallenta visibilmente, dove si cammina senza sapere bene dove si sta andando e alla fine ci si ritrova con in testa qualche verso del Canzoniere che non si sapeva di ricordare. Il Veneto ha pochi borghi così: quelli dove l’autenticità non è una narrazione turistica ma semplicemente la conseguenza di non aver avuto motivi per cambiare.

Se siete appassionati di borghi collinari e vino, vale la pena allargare lo sguardo anche verso la Riviera del Brenta e verso le colline di Padova e dintorni, che nel raggio di un’ora offrono un repertorio di paesaggi e storie altrettanto denso.

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Foto: Cătălin Todosia , via Pexels