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Cison di Valmarino: il borgo, CastelBrando e i sentieri dell'Alta Marca

Nell'Alta Marca Trevigiana, tra vigneti Patrimonio UNESCO e boschi di prealpe, Cison di Valmarino custodisce un castello millenario, un sentiero lungo il torrente Rujo e una manciata di paesi che quasi nessuno conosce.

Cison di Valmarino: il borgo, CastelBrando e i sentieri dell'Alta Marca

Ci sono posti in Italia che compaiono appena sulle mappe turistiche eppure hanno tutto: un castello che domina la valle, un sentiero tra i mulini, borghi talmente piccoli da sembrare fermi al Quattrocento. L’Alta Marca Trevigiana è uno di questi angoli. E Cison di Valmarino, duemilasei­cento anime incastonate tra le colline del Prosecco DOCG e le Prealpi Trevigiane, ne è il punto di partenza ideale.

Questo non è un itinerario per chi vuole spuntare caselle su una lista. È per chi ha voglia di camminare lentamente, di sedersi su un muretto con un calice in mano, di accorgersi che il rosso degli intonaci del borgo ha persino un nome proprio, il rosso Brandolini, dal colore scelto dalla famiglia nobiliare che per secoli amministrò la contea di Valmareno.

I luoghi citati. Trascina e zooma per esplorare.

Cison di Valmarino: orientarsi nel borgo

Piazza Roma è il cuore pulsante del paese. Su di essa si affacciano tutto ciò che conta: il Palazzo Barbi (sede del Comune), il Teatro La Loggia, il singolare Museo della Radio d’Epoca e la Chiesa di Santa Maria Assunta con le sue tele settecentesche. Il mercato settimanale si tiene qui ogni mercoledì mattina, e vale la pena passarci anche solo per l’aria domestica e concreta che porta con sé.

Passeggiate senza fretta tra le vie del centro: le persiane e gli intonaci di quel rosso Brandolini danno al borgo una coerenza visiva rara, quasi fosse un set rimasto intatto. Appena fuori dalla piazza, il Borgo Case Marian, una grande casa colonica con porticato e pozzo al centro del cortile, ospita il Museo temporaneo Ruralia, una collezione di oggetti di vita contadina donata da un cisonese. L’ingresso è gratuito e il tono è quello giusto: niente retorica, solo cose vere.

CastelBrando: duemila anni su uno sperone di roccia

Nessun visitatore di Cison può ignorare il castello. CastelBrando si erge sullo sperone del Col de Moi e domina la valle con un’autorevolezza che non ha bisogno di spiegazioni. Monumento nazionale, è uno dei castelli più estesi d’Europa: le sue radici affondano nell’epoca romana, quando il sito era usato come punto di controllo lungo la Via Claudia Augusta; nel X secolo vi venne costruita una fortezza medievale per difendere gli abitanti dalle invasioni ungare; nel Quattrocento i Brandolini, condottieri al servizio della Serenissima, lo ampliarono con un’ala rinascimentale e gli diedero lo sfarzo che ancora oggi si percepisce.

Oggi CastelBrando è hotel e centro benessere, ma questo non significa che sia inaccessibile. I giardini, le mura e le terrazze panoramiche sono sempre fruibili a chiunque salga. La vista sulla vallata, i vigneti, le frazioni sparse tra il verde, le prealpi sullo sfondo, ripaga ampiamente la salita. Per chi vuole andare più a fondo, le visite guidate ai percorsi museali (prigioni, sala delle armi, ambienti storici) si prenotano scrivendo a visite@castelbrando.it; il costo indicativo è 12 € a persona.

La salita si fa comodamente con la funicolare dal parcheggio gratuito in basso, oppure a piedi lungo il sentiero che risale il colle.

Consiglio pratico: se siete in due o più, il pacchetto visita guidata + degustazione di tre calici di Prosecco offerto direttamente dal castello (circa 37 € a persona, dal lunedì al venerdì) è un modo sensato per combinare storia e territorio senza cercare altrove.

La Via dei Mulini: camminare lungo il Rujo

Questo è il percorso che convince anche chi non si definirebbe un escursionista. Dal Ponte dei Sassi accanto alle Cantine Brandolini, appena fuori da Piazza Roma, parte la Via dei Mulini, chiamata anche Via dell’Acqua, che costeggia il torrente Rujo verso nord. Circa 3 km, 150 metri di dislivello, fattibile in scarpe da ginnastica.

Lungo il cammino si incontrano lavatoi restaurati, fontane antiche, e i resti silenziosi dei mulini che per secoli sfruttarono la forza idraulica del torrente per macinare grano, segare legno, lavorare la lana. La meta è il Bosco delle Penne Mozze, un’area boschiva di circa 16.000 m² con un memoriale dedicato agli alpini trevigiani caduti nella Prima Guerra Mondiale. Non è spettacolare nel senso turistico del termine: è commovente nel senso letterale.

Il ritorno si fa per lo stesso tracciato o, con un po’ di orientamento, variando sui sentieri collinari sopra il torrente.

Le frazioni di Cison: Tovena, Rolle, Mura

Cison non è solo il borgo principale. Il comune comprende numerose frazioni, ognuna con la sua piccola storia, e nessuna frequentata da turisti in numero tale da disturbare il silenzio.

Tovena è diventata, negli ultimi anni, il borgo degli angeli: un artista locale ha cominciato a dipingere figure angeliche su case, portoni e finestre, poi ha chiamato altri artisti. Oggi gli angeli si moltiplicano e Tovena è diventata meta di visita per chi sa dove andare. C’è anche un piccolo museo di arte sacra.

Rolle è forse la più bella: una manciata di case tra i vigneti terrazzati, il campanile che svetta tra i filari, e una piccola cascata che sgorga dalla parete rocciosa. Si arriva in macchina o a piedi dai sentieri sopra Cison.

Mura, invece, si trasforma ogni dicembre: il paese viene addobbato con decine di presepi, e l’atmosfera natalizia è quella autentica, non costruita per i turisti.

Follina: l’abbazia cistercense e le sorgenti

A circa 5 km da Cison lungo la vallata, Follina è un altro borgo nel circuito dei più belli d’Italia e Bandiera Arancione TCI. Il motivo principale per venire qui è l’Abbazia di Santa Maria, uno dei complessi monastici più integri e significativi di tutto il Veneto.

L’abbazia sorge su una precedente costruzione benedettina del XII secolo, ma fu la regola cistercense, che prescriveva di insediarsi vicino a un corso d’acqua, un monte e un piano, a darne la configurazione definitiva, completata nel 1268. Il chiostro romanico con le sue colonnine tortili e la fontana ottagonale al centro è il luogo in cui ci si siede e si smette di voler andare da qualche parte. L’interno della basilica, austero e proporzionato, conserva un affresco di Francesco da Milano del 1527 raffigurante la Vergine col Bambino, un crocifisso ligneo barocco e la venerata statua della Madonna del Sacro Calice in arenaria, risalente al VI secolo, giunta qui probabilmente durante le Crociate.

L’ingresso è libero.

A pochi passi dall’abbazia si trovano le sorgenti di Santa Scolastica, lungo le quali un tempo ruotavano mulini, segherie, magli e filatoi. La tradizione della lavorazione della lana, introdotta dai monaci e sviluppata per secoli, rese Follina, nel Settecento, uno dei centri produttivi più noti d’Europa per i tessuti pregiati. Ne rimane traccia nel Lanificio Paoletti, ancora attivo.

Da sapere: a Follina ogni anno si tiene la Sagra di Pentecoste, con spiedo di carne e filetto di trota come piatti forti. In dicembre, i mercatini natalizi ai piedi dell’abbazia sono tra i più raccolti e autentici della zona.

Combai, Tarzo e i laghi di Revine: i margini del territorio

Se avete un secondo giorno, o anche solo un pomeriggio libero, vale la pena spingersi verso Combai, sui declivi prealpini sopra Follina. Il paese è noto per i porcini e le castagne: in ottobre si tiene la Mostra Mercato dei Funghi, richiamo genuino per i raccoglitori di tutta la provincia. D’estate e in primavera, Combai è il punto di partenza per escursioni verso le creste delle Prealpi Bellunesi, sia a piedi che in mountain bike.

Vers est, a pochi chilometri, Tarzo e i Laghi di Revine, il Lago di Lago e il Lago Santa Maria, offrono un paesaggio acquatico inaspettato in questo territorio di vigne e boschi. Non sono stagni: i due laghi sono riserve naturali, percorsi da sentieri ciclopedonali, con una fauna avicola ricca e rive che in primavera si riempiono di famiglie locali, non di turisti stranieri.

Quando andare e cosa mettere in valigia

Primavera (aprile–giugno): i vigneti sono verdi, la luce è buona, i percorsi sono praticabili senza fango. È il periodo della Primavera del Prosecco, con eventi di degustazione in tutta la zona.

Estate (luglio–agosto): caldo, ma non afoso come in pianura. Ad agosto, Artigianato Vivo riempie le vie e le Cantine Brandolini di Cison con oltre 200 espositori artigiani da tutta Italia, una rassegna seria, nata nel 1985, non una fiera qualsiasi.

Autunno (settembre–novembre): la vendemmia e il foliage sui colli rendono il paesaggio cromaticamente sontuoso. Ottobre è il mese di Combai e dei funghi.

Inverno (dicembre–febbraio): Follina con i mercatini, Mura con i presepi, CastelBrando con le sue sale illuminate. Freddo ma non rigido; il borgo è quasi tutto per voi.

Cosa portare: scarpe comode (i sampietrini del centro storico e il sentiero del Rujo lo richiedono), un maglione anche d’estate per le serate in quota, e un contenitore vuoto: l’acqua delle sorgenti di Castelbrando, alimentate da una fonte a 800 m d’altezza, è potabile e gratuita.

Dove mangiare: due indirizzi onesti

La cucina locale si regge su pochi pilastri: lo spiedo di carne (il metodo di cottura più antico della zona, servito fumante con erbe cotte e polenta), il filetto di trota, la polenta con funghi in autunno. Il Prosecco Superiore DOCG, Cison è nel perimetro dei 15 Comuni della denominazione Conegliano Valdobbiadene, è la bevanda predefinita dalla colazione in poi, anche se i locali vi diranno di no.

L’Osteria Dai Mazzeri, a pochi chilometri dal borgo, è un indirizzo diretto e senza cerimonie. Per qualcosa di più strutturato, i ristoranti di CastelBrando (il Sansovino per la cucina di territorio, La Fucina per la pizza nel forno a legna) offrono una cornice imbattibile, anche se i prezzi sono commisurati alla location.

Da fare sul posto, prenotabili

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Foto: Vaghestelledellorsa (CC BY-SA 3.0), via Wikimedia Commons