Guida pratica

Colli Euganei in un weekend lento: borghi, terme e vino fuori stagione

Colline di origine vulcanica, borghi medievali silenziosi e acque termali calde anche a novembre: i Colli Euganei sono tra i pochi posti del Veneto che si godono meglio fuori dalla stagione alta.

Colli Euganei in un weekend lento: borghi, terme e vino fuori stagione

C’è un modo di arrivare ai Colli Euganei che funziona sempre: in macchina, la mattina presto, quando la nebbia si attarda ancora nelle valli tra i coni vulcanici e i vigneti hanno ancora il filo di brina. Si esce dall’autostrada, si prende una provinciale stretta e in pochi minuti la pianura padana scompare dietro un dosso. Siamo dentro il Parco Regionale, il primo istituito in Veneto, nel 1989.

Queste colline di origine vulcanica, circa un centinaio di rilievi dalla caratteristica forma conica, alti meno di 600 metri, emergono in modo quasi improvviso dalla pianura veneta, a una ventina di chilometri da Padova. Sotto il suolo, acqua termale calda che risale da profondità notevoli e alimenta da secoli le stazioni balneari ai loro piedi. In superficie, castagneti, roverelle, viti, ulivi e borghi che sembrano costruiti direttamente sulla roccia trachítica. Un posto che premia chi va lento e punisce chi ha fretta.

I luoghi citati. Trascina e zooma per esplorare.

Quando andare: la risposta onesta

L’estate è la stagione sbagliata per camminare qui. Il caldo veneto è umido, i sentieri nei mesi più caldi diventano faticosi, e le terme, che sono la vera calamita del territorio, attirano un turismo da benessere che affollerebbe anche le strade più piccole. La risposta più onesta è: ottobre, novembre, marzo e aprile sono i mesi d’elezione.

In autunno i castagni e i corbezzoli cambiano colore in modo spettacolare, e sui sentieri si cammina con il fresco giusto. In primavera, verso metà marzo, i mandorli fioriscono sul Monte Fasolo e i ciliegi aprono prima del solito, la quota bassa e l’esposizione al sole fanno sì che la vegetazione si comporti in modo quasi mediterraneo sul versante meridionale. In inverno si cammina senza folla: la neve è una rarità, ma attenzione ad alcuni tratti che potrebbero essere scivolosi.

Una nota pratica: il Pianoro del Mottolone, uno dei punti panoramici più visitati, tende ad affollarsi nei weekend di bel tempo in qualsiasi stagione. Se potete, andate in settimana, o puntate a orari laterali, all’alba o tardi nel pomeriggio.

Giorno 1, Arquà Petrarca e il giardino di Valsanzibio

Arquà Petrarca: salire a piedi, senza fretta

Il consiglio pratico più utile che possiamo dare su Arquà Petrarca è banale ma ignorato spesso: parcheggiate in basso e salite a piedi. La strada che sale verso il borgo apre scorci sui colli circostanti a ogni curva, e arrivare trafelati in macchina direttamente in piazza significa saltare la parte migliore.

Arquà è il borgo dove Francesco Petrarca scelse di trascorrere gli ultimi anni della sua vita, e questa scelta racconta qualcosa del posto. Le strade sono strette, lastricate, silenziose. La Casa del Petrarca, visitabile al piano superiore, conserva una raccolta di cimeli e alcune opere autografe, non aspettatevi un museo di grande impatto, ma l’atmosfera dell’edificio vale la sosta. In piazza c’è la sua tomba, in un sarcofago di marmo rosso di Verona.

Ciò che rende Arquà davvero viva, però, sono le giuggiole: il piccolo frutto simbolo del borgo si trova ovunque, fresco in autunno e trasformato in liquore, marmellata e brodo tutto l’anno. Il “brodo di giuggiole”, nonostante il nome, è un liquore dolce color ambra: vale assaggiarlo almeno una volta, nelle enoteche che costeggiano le vie del centro. I negozi del borgo vendono anche olio d’oliva locale e vini delle cantine vicine.

Dal borgo parte il sentiero verso il Pianoro del Mottolone: circa 45 minuti di salita, con il bosco che si apre su una terrazza naturale panoramica. La vista spazia sui coni vulcanici, sulla pianura fino a Este e Montagnana. È uno dei posti più fotogenici dei Colli, soprattutto verso il tramonto.

Villa Barbarigo a Valsanzibio: un giardino barocco dimenticato

A una manciata di chilometri da Arquà, nella frazione di Valsanzibio, si nasconde uno dei giardini storici più rilevanti del Veneto. Villa Barbarigo, o meglio, il suo giardino monumentale, perché la villa oggi non è visitabile, fu realizzata intorno al 1650 da una famiglia patrizia veneziana scampata alla peste del 1630. Il giardino è un esempio di barocco veneziano con oltre 350 anni di storia: fontane, labirinto, statue allegoriche, alberi secolari e un Portale di Diana che fa da ingresso scenografico.

In primavera il giardino è al meglio, con le fioriture e l’acqua in movimento. In autunno il colore dei grandi alberi cambia tutto. È un luogo che merita più di una visita veloce: portatevi un libro, o semplicemente fermatevi sulle panchine.

Sera: le terme

La sera del primo giorno è il momento giusto per scegliere una struttura termale ad Abano Terme o Montegrotto Terme, le due cittadine ai piedi dei colli che ospitano il distretto termale più esteso d’Europa. Non serve prenotare un ciclo di cure: la maggior parte degli hotel termali consente accessi giornalieri alle piscine, con acque che oscillano intorno ai 35–37°C tutto l’anno. In bassa stagione, i prezzi scendono sensibilmente e si trova posto con più facilità.

Giorno 2, Monselice, i sentieri e il vino

Monselice: la Via delle Sette Chiese

Monselice è un borgo medievale ai piedi del Colle della Rocca, nella parte meridionale del parco. Il centro storico è vivace, piazze, bar, negozi, ma la cosa più interessante si trova in salita. La Via delle Sette Chiese è un percorso devozionale voluto da papa Paolo V nel Seicento: sette cappelle disposte lungo la salita conducono al Santuario Giubilare, con una vista progressivamente più ampia sulla pianura e sui colli circostanti.

Il Castello Cini, talvolta chiamato Castello di Monselice, ospita una collezione d’arte e arredi antichi visitabile con guida: sale medievali, armature, ceramiche. Per chi vuole spingersi un po’ più su, da Monselice sale un sentiero ripido verso la Terrazza di Ercole sul Monte Ricco, punto panoramico sulla pianura. Non è lungo, ma è abbastanza faticoso.

Da Monselice, seguendo il Sentiero delle Città Murate o semplicemente la provinciale, si raggiunge facilmente Este, borgo con un Castello Carrarese e una cinta muraria lunga circa un chilometro, oltre al Museo Nazionale Atestino per chi ha interesse all’archeologia pre-romana. Non è una tappa obbligata nel weekend breve, ma merita di essere segnata per un ritorno.

Il Castello del Catajo a Battaglia Terme

Se avete un pomeriggio libero, il Castello del Catajo a Battaglia Terme è una delle sorprese più genuine del territorio. Non è un castello medievale, nonostante le torri merlate: fu costruito nel XVI secolo dalla famiglia Obizzi come residenza di rappresentanza, con elementi medievaleggianti aggiunti per far colpo sugli ospiti. Quello che rimane, saloni con affreschi in buono stato, terrazze con vista, un grande giardino, vale una visita guidata.

Abbazia di Praglia: per chi vuole più silenzio

Se il castello non è nel vostro programma, l’alternativa più silenziosa è l’Abbazia di Praglia, complesso benedettino che risale all’XI secolo, a Teolo. Si può visitare guidati dai monaci in orari prestabiliti (con offerta libera a fine visita). Lo spazio più suggestivo è il chiostro pensile. Prima o dopo la visita, il negozio del monastero vende miele, liquori di erbe, vino, tisane e prodotti cosmetici prodotti dai monaci, i cosiddetti frutti dell’ora et labora.

I vini dei Colli Euganei: cosa bere e dove

I Colli Euganei DOC sono un’indicazione geografica che copre diverse tipologie. I vini più caratteristici di questa zona vulcanica sono il Serprino (un bianco frizzante da uve Glera, cugino non identico del Prosecco), il Fior d’Arancio DOCG, passito o spumante da uve Moscato Giallo, il riconoscimento di qualità più alto della zona, e i rossi Cabernet Franc e Sauvignon. Il suolo di origine vulcanica dà ai vini una vivacità e una mineralità particolari.

La Strada del Vino Colli Euganei è un’associazione che raggruppa cantine, agriturismi e ristoranti del territorio: la sede espositiva e l’enoteca si trovano nella Villa dei Vescovi a Luvigliano, bene del FAI aperto al pubblico. È un buon punto di partenza per orientarsi tra le etichette locali. Per chi preferisce andare direttamente in cantina, la zona di Cinto Euganeo e di Baone ha alcune piccole aziende a conduzione familiare che ricevono su prenotazione e spiegano il vino direttamente tra i filari.

Camminare: tre idee per i sentieri

I sentieri dei Colli Euganei sono un dedalo: il parco ne ha segnalati 31 ufficiali, con altre tracce non marcate che moltiplicano le possibilità. Perdersi è facile, ritrovarsi anche, le forme coniche dei rilievi sono una bussola visiva naturale.

Tre itinerari adatti a un weekend:

  • Pianoro del Mottolone da Arquà Petrarca, circa 45 minuti di salita dal paese, sentiero nel bosco, terrazza panoramica. Semplice. Evitare i sabati di bel tempo in primavera: si affollla.
  • Monte Cinto e Buso dei Briganti da Cava Bomba, sentiero 11, anello intorno al Monte Cinto (282 m). Deviazione obbligatoria allo sperone trachitico del Buso dei Briganti: rocce levigate, panorama ampio, storia vera di brigantaggio post-unitario. Livello facile, con un tratto su roccia da percorrere con attenzione.
  • Monte Grande da Passo Fiorine, sentiero che sale al Monte Grande e poi al Monte della Madonna, con discesa verso la Chiesetta di Sant’Antonio Abate. Circa 4 km, bosco di castagni, quiete quasi garantita.

Un consiglio generale: portate scarpe con suola in gomma anche per i percorsi facili. I tratti di trachite bagnata sono insidiosi.

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    Giorno 1 — Arquà Petrarca, Valsanzibio e le prime terme

    Mattina ad Arquà Petrarca: salita a piedi dal parcheggio basso, visita alla Casa del Petrarca e alla tomba in piazza, sosta in un'enoteca per il brodo di giuggiole. Pomeriggio al Giardino Monumentale di Valsanzibio (Villa Barbarigo). A fine giornata, check-in in un hotel termale ad Abano o Montegrotto Terme e prima immersione in piscina.

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    Giorno 2 — Monselice, sentieri e vino

    Mattina a Monselice: salita alla Via delle Sette Chiese e vista sulla pianura. Pranzo leggero in paese. Pomeriggio: scelta tra il sentiero del Pianoro del Mottolone (partenza da Arquà, circa 45 minuti a piedi) oppure visita al Castello del Catajo a Battaglia Terme. Serata: cena con vini DOC Colli Euganei in una delle cantine della Strada del Vino.

Note pratiche finali

I Colli Euganei si raggiungono comodamente in auto, è la soluzione più flessibile per muoversi tra borghi e sentieri. Chi viene in treno può scendere a Terme Euganee–Abano (linea Padova–Bologna) e poi spostarsi a noleggio o in taxi; da qui i principali punti di interesse distano tra i 5 e i 15 chilometri. Monselice ha una propria stazione ferroviaria.

Per dormire: gli hotel termali di Abano e Montegrotto Terme offrono le strutture più complete, con piscine riscaldate incluse spesso nel prezzo della camera. In bassa stagione (novembre–marzo) i prezzi calano in modo significativo e si trovano offerte weekend con trattamento di mezza pensione a tariffe ragionevoli. Chi preferisce alloggiare nell’entroterra trova alcune case vacanza e agriturismi nei comuni di Arquà, Baone e Cinto Euganeo, più rustici, decisamente più tranquilli.

Una cosa da sapere: molte cantine e alcune attrazioni minori hanno orari ridotti o chiudono del tutto in gennaio e febbraio. Prima di partire, vale sempre la pena di verificare aperture direttamente con i gestori.

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Foto: Patrice78500 (Public domain), via Wikimedia Commons