Guida pratica

Alta Marca Trevigiana: le colline del Prosecco lontane dalla folla

Tra Conegliano e Valdobbiadene, dove i filari disegnano creste e versanti riconosciuti dall'UNESCO, c'è un territorio che si percorre meglio lentamente, in auto o a piedi, lasciando che ogni curva riveli un borgo, una cantina di famiglia, un mulino dimenticato.

Alta Marca Trevigiana: le colline del Prosecco lontane dalla folla

Esiste un momento preciso in cui capisci che queste colline non sono uno sfondo, ma il posto stesso. Succede quando rallenti davvero: magari in una curva cieca tra Refrontolo e Farra di Soligo, con il cofano puntato verso un ciglione di viti e, in fondo, il profilo bianco delle Prealpi. L’Alta Marca Trevigiana è così, un territorio che va guadagnato chilometro per chilometro, borgo per borgo, calice per calice.

I luoghi citati. Trascina e zooma per esplorare.

Il territorio: cosa sono le colline del Prosecco

L’Alta Marca Trevigiana occupa la fascia collinare e pedemontana a nord di Treviso, compresa tra le Prealpi Bellunesi e la pianura. Il cuore enologico e paesaggistico del territorio è delimitato dai due poli di Conegliano a est e Valdobbiadene a ovest, con il fiume Piave a fare da confine naturale sul lato occidentale. Nel 2019 le Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene sono entrate nella lista del Patrimonio dell’Umanità UNESCO come paesaggio culturale: un riconoscimento che premia non solo il vino, ma la forma stessa del territorio, modellata da secoli di viticoltura a ciglioni sui versanti più ripidi.

La conformazione geologica è particolare: le colline presentano la cosiddetta struttura hogback, creste di roccia sedimentaria che creano profili a spina di pesce e offrono terrazze naturali con viste scenografiche sulla pianura. Il microclima è favorevole, protetto a nord dalle Dolomiti, aperto a est verso l’Adriatico, e contribuisce alla qualità della Glera, il vitigno alla base del Prosecco Superiore DOCG. Al vertice qualitativo della denominazione si trova il Cartizze: circa 107 ettari a forma di pentagono, nei pressi di Santo Stefano di Valdobbiadene, dove le condizioni di terreno e microclima producono il più pregiato tra i vini di questa zona.

La Strada del Prosecco: come percorrerla senza fretta

La Strada del Prosecco e Vini dei Colli Conegliano Valdobbiadene è, storicamente, la prima strada del vino ufficiale d’Italia, istituita nel 1966. Il percorso si sviluppa per circa 105 chilometri ad anello, toccando una quindicina di comuni. Partendo da Conegliano, si attraversano San Pietro di Feletto, Refrontolo, Farra di Soligo, Col San Martino, Santo Stefano, Valdobbiadene e poi, risalendo, Follina, Cison di Valmarino, Miane, Pieve di Soligo, per tornare infine verso Vittorio Veneto.

Il consiglio pratico è di non percorrerla tutta in un giorno: ogni deviazione su una strada bianca secondaria nasconde qualcosa, un vigneto con vista, una cantina con insegna quasi illeggibile, un crocicchio con una cappella votiva. Il paesaggio cambia aspetto a seconda della stagione: verde intenso in primavera, dorato in vendemmia, striato di trame brune in inverno, quando le viti si spogliano e la geometria dei filari diventa più leggibile.

Conegliano: il punto di partenza

Conegliano è la città di Giovanni Battista Cima, pittore rinascimentale nato qui nel 1460 circa. Il centro storico è fatto di portici, affreschi su facciate e una salita verso la Rocca di Castelvecchio che vale la pena fare anche solo per il panorama: nelle giornate limpide lo sguardo arriva fino alla laguna di Venezia. Lungo via XX Settembre si incontra il Duomo, la cui facciata è nascosta dalla Sala dei Battuti, con cicli di affreschi a tema biblico. All’interno è conservata l’unica pala del Cima rimasta in città.

Cruciale per capire Conegliano è la Scuola Enologica, la più antica d’Italia, fondata nel 1876 da Antonio Carpenè. È visitabile: l’aula magna, la cantina di lavorazione delle uve, la Bottega del Vino del XIX secolo (monumento nazionale) e il Museo Manzoni dedicato al professor Luigi Manzoni, che qui condusse le sue ricerche sui vitigni incrociati.

I borghi minori: dove rallentare davvero

Follina e l’Abbazia Cistercense

Follina è uno dei Borghi più belli d’Italia e ha la Bandiera Arancione del Touring Club. Il suo cuore è l’Abbazia Cistercense di Santa Maria, fondata nel XII secolo e riconfigurata dai monaci cistercensi che ne portarono la conformazione attuale. La facciata in stile gotico cistercense presenta quattro finestre a lancia e due rosoni; all’interno custodisce un prezioso affresco di Francesco da Milano del 1527 e un crocifisso ligneo barocco. Il chiostro, completato nel 1268 secondo l’incisione sulla parete nord, è quello per cui vale il viaggio: colonne tortili, binate e annodate, acqua che scorre da una fontana centrale. Il silenzio è quasi tattico.

Il nome del borgo deriva dall’attività di follatura della lana, portata qui secondo la tradizione dai monaci stessi. Ne restano tracce negli edifici storici del centro: Palazzo Barberis Rusca (1670), il Lanificio Paoletti, settore tessile ancora attivo, e le sorgenti di Santa Scolastica che scorrono ancora tra le abitazioni.

Cison di Valmarino e la Via dell’Acqua

A pochi chilometri da Follina, Cison di Valmarino è anch’esso nel circuito dei Borghi più belli d’Italia. Dominato dall’imponente Castelbrando, avamposto longobardo sull’antica Via Imperiale Claudia Augusta, oggi lussuoso hotel con spa, il borgo ha un colore ufficiale: il «Rosso Brandolini», ottenuto da coppi frantumati, oggi obbligatorio per la ritinteggiatura delle case. L’effetto è omogeneo e sorprendente.

Il percorso più interessante è la Via dell’Acqua: parte dalla piazza principale, costeggia il torrente Rujo attraverso il bosco e raggiunge vecchi mulini quasi interamente restaurati. È una camminata di qualche chilometro, rilassante e fuori dai radar del turismo organizzato.

Refrontolo e il Molinetto della Croda

In un’ansa tra boschi e vigneti, il Molinetto della Croda è un mulino costruito nel XVII secolo contro un costone roccioso (croda in dialetto trevigiano). La grande ruota in legno sfrutta il salto di una cascatella; il mulino è stato restaurato dal Comune di Refrontolo ed è visitabile con visite guidate. L’accesso a piedi dal parcheggio richiede pochi minuti; intorno partono sentieri nel bosco con viste sulle colline di Conegliano.

Santo Stefano di Valdobbiadene e l’Osteria senz’Oste

Sulla sommità di Col Vetoraz, il punto più alto dell’area del Cartizze, la Cantina Col Vetoraz è aperta per degustazioni e acquisti. Fondata nel 1838, produce quasi esclusivamente Valdobbiadene DOCG e Cartizze DOCG. A pochi passi, in via Treziese, si trova l’Osteria senz’Oste: una cascina dove ci si serve da soli di salumi, formaggi, vino e acqua, e si lascia il pagamento in un’apposita cassetta di legno. Non c’è nessun oste. Funziona per il principio, antico e veneto, dell’onestà dei viandanti.

Le cantine di famiglia: come scegliere dove andare

Le aziende vinicole qui sono centinaia. La maggior parte è a conduzione familiare, spesso alla terza o quinta generazione. Alcune indicazioni per orientarsi:

  • Col Vetoraz (Santo Stefano di Valdobbiadene): una delle cantine più rappresentative per il Cartizze DOCG; prenotare la degustazione in anticipo nei weekend.
  • Cantina Bernardi (Refrontolo): oltre al Prosecco Superiore DOCG, produce il Refrontolo Passito, un vino rosso da uve Marzemino quasi sconosciuto fuori zona ma di grande carattere.
  • Mionetto (Valdobbiadene): fondata nel 1887, è tra le cantine più grandi della denominazione; interessante per capire la scala industriale della produzione.
  • Carpenè Malvolti (Conegliano): nata nel 1868, è la prima cantina italiana ad aver prodotto il Prosecco come vino spumante con il metodo Charmat.
  • Cantine Collalto (Susegana): vicino al Castello di San Salvatore, offre visite ai vigneti e alla cantina storica con botti.

Una nota pratica: molte cantine richiedono prenotazione, specialmente in settembre e ottobre durante la vendemmia. Presentarsi senza avvisare funziona nelle aziende più piccole, ma non è sempre possibile.

Se volete approfondire la parte sensoriale con una guida, i tour organizzati con sommelier permettono di visitare più produttori in mezza giornata, con trasporto incluso, utile per chi vuole bere senza preoccuparsi di guidare.

Gastronomia: cosa mangiare in Alta Marca

La cucina di queste colline è schietta, legata ai ritmi dell’agricoltura. Lo spiedo, carni miste cotte lentamente su girarrosto, è la specialità di Cison di Valmarino e dell’area pedemontana. Ai vini si abbinano la Casatella Trevigiana DOP (formaggio fresco vaccino, delicato) e il Montasio DOP. In autunno arriva il Marrone di Combai IGP: le castagne di questo piccolo borgo nei pressi di Valdobbiadene hanno una stagione breve ma una sagra storica (ottobre) che vale il viaggio. La Recantina, vitigno rosso autoctono quasi estinto, si trova in pochissime aziende come Pat del Colmèl: se incappate in una bottiglia, non lasciatela.

Quando andare

Primavera (aprile–giugno): Le viti riprendono vita, i colori sono intensi e il turismo è ancora contenuto. La rassegna Primavera del Prosecco Superiore anima borghi e cantine con degustazioni ed eventi da marzo a giugno.

Estate (luglio–agosto): Caldo, luminoso, ma agosto porta più turisti nei borghi più noti. I laghi di Revine, tra Vittorio Veneto e Cison di Valmarino, diventano un punto di ritrovo per i locali.

Autunno (settembre–ottobre): Il momento più cercato. La vendemmia trasforma i vigneti in luoghi di lavoro e spettacolo insieme. I colori del fogliame sulle Prealpi sono eccezionali. Prenotare alloggio e cantine con anticipo.

Inverno (novembre–marzo): Silenzioso e poco frequentato. I borghi mostrano la loro faccia quotidiana, senza palcoscenico. Alcune cantine sono chiuse o su appuntamento, ma chi ama il viaggio lento troverà spazi e tempi che le altre stagioni non concedono.

Come muoversi

L’auto è lo strumento più efficace per esplorare la zona. Le strade secondarie non sono indicate sui navigatori classici come mete turistiche, eppure sono il cuore del percorso. Consiglio: scaricate offline le mappe di OpenStreetMap (app OsmAnd o Maps.me) e seguite le strade bianche segnalate come percorsi vitivinicoli.

La bicicletta è una scelta eccellente in primavera e autunno: il dislivello è presente ma non estremo, e le piste ciclabili lungo alcuni tratti della Strada del Prosecco permettono di pedalare lontano dal traffico. L’e-bike ha aperto l’itinerario a un pubblico molto più ampio.

Chi arriva in treno fino a Conegliano (un’ora da Venezia) può muoversi in bus sulla linea MOM 121 che collega Vittorio Veneto, Follina, Cison di Valmarino e Miane, utile per la porzione nord del percorso, ma per le cantine e i borghi più piccoli resta necessario un mezzo proprio o un tour con trasporto incluso.

Vittorio Veneto: la città dimenticata

Snobbata dal turismo di massa, Vittorio Veneto merita un pomeriggio. È formata dall’unione di due nuclei storici distinti, Serravalle e Ceneda, che mantengono identità separate. Le vie porticate, la passeggiata lungo il Meschio e Piazza Flaminio (considerata la piazza più bella della città) bastano a giustificare la deviazione. Dalla vicina frazione di San Giacomo di Veglia si raggiunge il Museo del Baco da Seta nella ex-filanda Maffi: un pezzo di storia industriale trevigiana che pochi conoscono.


L’Alta Marca Trevigiana non è una destinazione che si consuma in un giorno. Funziona per chi accetta di perdersi, un vicolo a Cison, una vigna senza nome a Guia, una cantina che non compare su nessuna guida, e di ritrovarsi con un calice in mano e una vista che giustifica tutto il resto.

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Foto: Patafisik (CC BY-SA 4.0), via Wikimedia Commons