L'anello di Refrontolo: colline del Prosecco a piedi, tra mulini e vigne UNESCO
Un itinerario ad anello di circa 9 km sui ciglioni patrimonio UNESCO: si parte dal Molinetto della Croda, si sale al Bivacco Marsini tra boschi e vigneti, e si scende tra i filari verso il Lierza.
Ci sono paesaggi che si spiegano da soli e paesaggi che chiedono di essere camminati. Le colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene appartengono alla seconda categoria: viste da fuori sono belle, certo, ma è solo mettendoci i piedi dentro, tra i ciglioni, sotto i filari, nel bosco che sale verso il crinale, che si capisce perché l’UNESCO le abbia iscritte come patrimonio dell’umanità nel 2019.
Questo anello di circa 9 km parte da Refrontolo, un comune di meno di duemila abitanti in provincia di Treviso, e tocca quattro luoghi molto diversi tra loro: un mulino del Seicento incassato nella roccia, un bivacco in pietra con vista sulle Prealpi, i ciglioni terrazzati che disegnano il paesaggio a scacchiera, e infine una lunga discesa tra i vigneti. Dislivello contenuto (attorno ai 250–300 m), segnaletica discreta ma sufficiente, nessun punto di ristoro lungo il percorso: portarsi acqua e qualcosa da mangiare è necessario, non un consiglio.
Il paesaggio che camminate: i ciglioni UNESCO
Prima di partire, vale la pena capire cosa state guardando. Le colline del Prosecco non sono una campagna qualunque: il loro aspetto è il risultato di secoli di lavoro manuale su pendii ripidi e ostili. Dal XVII secolo, i contadini hanno costruito i ciglioni, piccoli terrazzamenti erbosi (non in pietra, come in Liguria o in Toscana, ma in terra inerbita) che seguono le curve di livello, stabilizzano il versante e permettono di coltivare la vite su pendenze che altrove sarebbero abbandonate. Il risultato è quel caratteristico disegno a scacchiera, con file di viti parallele e verticali al pendio, intervallate da angoli di bosco, siepi e piccoli boschi che funzionano da rete ecologica. Nell’Ottocento si è aggiunta la tecnica della bellussera, un sistema di allevamento della vite con pali alti e fili di ferro incrociati che contribuisce all’estetica geometrica del paesaggio.
Camminare sui ciglioni significa leggere questo lavoro con i piedi: ogni salto di quota è una terrazza costruita, ogni curva del sentiero è una scelta centenaria.
- 1Tappa 1 — Molinetto della Croda: dove la roccia incontra l'acqua
Il punto di partenza è il parcheggio gratuito davanti al Molinetto della Croda, raggiungibile da Refrontolo seguendo Via Molinetto verso nord. Prima di infilarsi sul sentiero, vale la pena fermarsi qui almeno mezz'ora. Il mulino risale al 1630 e per secoli ha macinato cereali sfruttando il salto di dodici metri del torrente Lierza. La struttura è letteralmente addossata alla roccia viva — la "croda" in dialetto locale — da cui prende il nome. Restaurato dal Comune negli anni Novanta, oggi è visitabile: la ruota di legno gira, la macina è originale, e una visita guidata (costo contenuto, verificare disponibilità) permette di assistere alla macinatura del mais. Il cinema lo ha reso celebre nel 1977, quando Marcello Mastroianni vi girò alcune scene di Mogliamante.
- 2Tappa 2 — Verso Piote e il Bivacco Marsini: il bosco che sale
Dal parcheggio si prende Via San Zuanet (o si percorre la statale verso Rolle per circa 800 m fino allo sterrato segnalato a destra, segnavia CAI 1050 in bianco-rosso e sentiero giallo-blu "Maurizio e Lucio"). I due segnavia si sovrappongono spesso: basta seguire le indicazioni per Bivacco Marsini / Piote. Il sentiero supera un ponticello sul Lierza, entra tra prati e poi si addentra nel bosco collinare con un'inclinazione moderata ma costante. Il tratto iniziale è il più ripido e, dopo la pioggia, può essere scivoloso: bastoni e scarpe adeguate fanno la differenza. Si sale fino al Bivacco Marsini, noto anche come Casinet de Och, una vecchia abitazione rurale in pietra restaurata dai volontari, collocata a circa 370 m di quota. Qui ci si siede sulle panche all'aperto e si guarda: il Monte Cesen, il Passo San Boldo e, nella giornata limpida, la pianura trevigiana.
- 3Tappa 3 — Mondaresca e Croda del Mus: tra vigne e archeologia industriale
Dal bivacco si scende verso la Fattoria Mondaresca, ex agriturismo oggi realtà sociale gestita da una cooperativa onlus di Conegliano. Nel cortile della fattoria si trovano le indicazioni: si seguono quelle per "Croda del Mus – Pecolon". Questo tratto è il cuore paesaggistico del percorso: ci si muove tra i ciglioni UNESCO, i caratteristici terrazzamenti erbosi che da secoli stabilizzano i pendii più ripidi e danno al paesaggio la sua struttura a scacchiera. Le viti seguono le curve di livello, i filari si alternano a piccoli boschi e siepi. In zona Pecolon si possono incontrare arnie (attenzione ai cani) e un boschetto di ulivi — una piccola sorpresa a questa latitudine. Chi vuole può allungare leggermente il giro verso la Costa Bavera, una strada bianca tra i vigneti con viste aperte.
- 4Tappa 4 — Vallotai e rientro: la discesa tra i vigneti
Da Pecolon si seguono i cartelli per il Molinetto della Croda. La discesa attraversa vigneti aperti in località Vallotai: lo sguardo si perde sulla vallata, con il fondovalle del Lierza e i profili dei rilievi prealpinici sullo sfondo. È il tratto più fotografico dell'anello, specialmente in ottobre con le foglie della vite che virano al giallo e al rosso. Si raggiunge la strada asfaltata e si percorrono circa 500 m verso destra per tornare al parcheggio del Molinetto. L'anello è chiuso. Se l'orario lo consente, molte aziende vitivinicole della zona ricevono su prenotazione per degustazioni di Prosecco Superiore DOCG: un modo onesto per capire perché questo paesaggio vale il riconoscimento UNESCO.
Quando andare
Primavera (aprile–giugno): il momento più vivace. Le vigne mettono le foglie, i boschi sono carichi di verde fresco, i sentieri sono asciutti ma non ancora polverosi. La luce del mattino presto sulle colline è notevole.
Estate (luglio–agosto): tecnicamente percorribile, ma le ore centrali della giornata sui versanti esposti a sud diventano faticose. Se si sceglie l’estate, partire presto (entro le 8) e completare l’anello prima di mezzogiorno.
Autunno (settembre–novembre): il periodo della vendemmia trasforma il paesaggio. I filari virano all’arancio e al rosso, le cantine sono aperte, l’aria è fresca. Ottobre è probabilmente il mese migliore dell’anno per questo itinerario.
Inverno (dicembre–marzo): i vigneti spogli mostrano la struttura nuda dei ciglioni con una chiarezza diversa. Il Molinetto è più accessibile perché meno affollato. Attenzione ai tratti in ombra che possono restare gelati.
Il Molinetto della Croda: qualche riga di storia
Il Molinetto della Croda è stato costruito nel 1630 e nei quattro secoli successivi è stato ampliato più volte, sempre addossandosi alla roccia viva, la “croda” appunto, su cui poggiano le fondamenta. Per anni ha macinato farina di granturco sfruttando un salto d’acqua di dodici metri del torrente Lierza. Ha smesso di funzionare nel 1953, è stato abbandonato, e poi acquistato e restaurato dal Comune negli anni Novanta: oggi la grande ruota di legno gira di nuovo, la macina è originale, e l’interno è visitabile come museo della molitura.
Il cinema lo ha reso noto al grande pubblico nel 1977, quando i suoi ambienti hanno fatto da scenario al film Mogliamante con Marcello Mastroianni e Laura Antonelli. Il poeta Andrea Zanzotto, di casa in queste colline, ne ha scritto con rispetto e precisione. Da quando Instagram ha scoperto la cascata del Lierza, i weekend estivi sono affollati: il consiglio è arrivarci il mattino presto, o in settimana.
Il Bivacco Marsini: una pausa che vale il dislivello
Il Bivacco Marsini, noto anche con il nome dialettale Casinet de Och, si trova a circa 370 m di quota ed è una delle sorprese di questo itinerario. È una vecchia abitazione rurale in pietra recuperata dai volontari: al piano terra c’è una stufa, nel soppalco di legno ci si può riposare, all’esterno ci sono tavoli e una griglia con vista panoramica sulle colline del Prosecco, sul Monte Cesen e, nelle giornate limpide, sulla pianura fino alla laguna. Non è un rifugio gestito: non si trovano bevande né cibo, ma è sempre aperto. È il posto giusto per aprire lo zaino, mangiare qualcosa e guardare dove si è arrivati.
Cosa mettere nello zaino
- Scarpe da trekking o trail running (non basta una sneaker: i tratti boscosi possono essere fangosi dopo la pioggia)
- Acqua: almeno 1,5 litri, nessun punto di approvvigionamento lungo il percorso, solo una fontana alla partenza
- Qualcosa da mangiare per la pausa al bivacco
- Bastoncini da trekking: utili sul tratto iniziale ripido e sul rientro scivoloso
- In primavera e inizio estate: repellente per zecche, i tratti boscosi ne ospitano
- Giacca antivento anche in estate: sul crinale tira sempre
- Un cambio di scarpe in macchina per il ritorno
Prima e dopo: degustare con criterio
Tornati al Molinetto, il territorio vi offre una rete di piccoli produttori di Prosecco Superiore DOCG che ricevono su appuntamento. Non è un’esperienza obbligatoria, ma è coerente con il paesaggio che avete appena percorso: capire come funziona la bellussera, come si vendemmia a mano su un ciglione al 40% di pendenza, perché il Cartizze vale il prezzo che vale, sono cose che si capiscono meglio dopo aver camminato tra quelle vigne.
Per chi preferisce un’esperienza organizzata che combini le colline con le cantine in modo più strutturato, esistono anche tour guidati con sommelier che partono da Venezia o Treviso e portano direttamente nel cuore del territorio UNESCO.
Note pratiche finali
L’itinerario descritto estende leggermente il classico anello del Bivacco Marsini (7–7,5 km) con una variante verso la Costa Bavera e la zona di Pecolon, portando la distanza complessiva vicino ai 9 km. Chi dispone di meno tempo o preferisce un percorso più corto può fare l’anello base (circa 7,5 km, 2 ore senza soste) restando sui segnavia CAI 1050 senza deviazioni. La segnaletica è buona nella prima metà del percorso, più irregolare nella discesa: scaricare la traccia GPX prima di partire è una precauzione sensata.
Non esistono punti di sosta o ristoro lungo il percorso. Al parcheggio del Molinetto c’è una fontana. Nelle vicinanze, a Refrontolo o Rolle, si trovano alcune osterie e agriturismi, ideali per concludere la giornata con un piatto di pasta e un calice del vino che avete appena imparato a guardare da vicino.
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Foto: Vaghestelledellorsa, Paolo Steffan (CC BY-SA 3.0), via Wikimedia Commons