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Burano e Mazzorbo: la laguna nord oltre le foto

Due isole a pochi minuti di vaporetto da Venezia, una famosa per i colori e l'altra per il silenzio. Ecco come viverle davvero, senza fretta e fuori dall'ora di punta.

Burano e Mazzorbo: la laguna nord oltre le foto

Burano la conoscono tutti, o credono di conoscerla. Ci sono le foto delle case colorate, arancio bruciato, giallo limone, turchese, che circolano sui social da anni. Ma la realtà dell’isola, e soprattutto quella della sua vicina silenziosa Mazzorbo, è un’altra cosa: è il ritmo di una giornata in laguna, l’odore di salsedine che impregna i vicoli, la campana più antica di tutta la Serenissima che suona sul canale.

Questo articolo è per chi vuole fare un passo oltre le foto. Per chi è disposto ad alzarsi un po’ prima, a scendere una fermata in anticipo, a perdersi dieci minuti tra gli orti di un’isola che conta poco più di trecento abitanti.

Come arrivare: il vaporetto giusto al momento giusto

Il punto di partenza è Fondamente Nove, nel sestiere Cannaregio, a Venezia. Da qui parte la linea 12 di ACTV, che in circa 40-50 minuti raggiunge prima Mazzorbo e poi Burano, con una sosta intermedia a Murano Faro. Se siete vicini a Piazza San Marco, potete prendere la linea 14 direttamente, il percorso è più lungo ma evita di camminare fino a Fondamente Nove.

Un dettaglio pratico che fa la differenza: la linea 12 ferma prima a Mazzorbo e poi a Burano. Se volete cominciare dal lato più tranquillo, e lo consigliamo, scendete alla prima fermata. In alta stagione, le corse partono ogni 20-30 minuti dalle prime ore del mattino. Conviene acquistare i biglietti prima di arrivare all’imbarcadero, dalle macchinette automatiche o tramite l’app AVM Venezia, per evitare le code alle casse.

Per chi viene in auto: si parcheggia a Piazzale Roma o all’isola del Tronchetto e si prosegue via acqua. Non ci sono alternative: Burano e Mazzorbo non hanno strade di accesso dalla terraferma.

I luoghi citati. Trascina e zooma per esplorare.

Mazzorbo: scendere prima, fare meglio

Arrivare a Mazzorbo prima di Burano non è solo una questione logistica, è una scelta di ritmo. Il vaporetto si ferma sulle rive di un canale tranquillo, lontanissimo dall’atmosfera di Piazza San Marco. Qui abitano poco più di trecento persone, e si vede: ci sono reti da pesca tirate a riva, qualche barca ormeggiata, edifici dall’aria antica che nessuno ha trasformato in souvenir shop.

Il nome dell’isola viene dal latino Maiurbium, ovvero «Città Maggiore»: un’indicazione di quanto fosse importante, secoli fa, prima che Venezia diventasse la Serenissima e scalzasse tutto il resto. All’apice del suo splendore, intorno al X secolo, Mazzorbo aveva dieci chiese e cinque conventi. Oggi ne resta una sola: la Chiesa di Santa Caterina.

La Chiesa di Santa Caterina e la campana del 1318

È l’edificio religioso più importante dell’isola, con origini che risalgono almeno all’VIII secolo e una ristrutturazione gotico-romanica tra il 1283 e il 1291. Il suo campanile, leggermente inclinato, come quello ben più famoso di Burano, ospita quella che viene considerata la campana più antica della laguna di Venezia, datata 1318. All’interno, pareti in mattoni deformate dal tempo, un pavimento in marmo consumato e un affresco sbiadito vicino al coro ligneo. Non è un museo: è una chiesa viva, nel senso più lagunare del termine.

La Tenuta Venissa: il vigneto dentro le mura medievali

Appena attraversato il Ponte Longo che separa Mazzorbo da Burano, o poco prima di raggiungerlo venendo dalla fermata del vaporetto, si incontra uno degli angoli più inconsueti della laguna nord: la Tenuta Venissa. È un vigneto murato, circondato da pareti medievali rifatte nel 1727, dove sopravvive la Dorona di Venezia, un vitigno autoctono quasi scomparso dopo l’acqua alta del 1966 e recuperato dalla famiglia Bisol. La produzione è limitatissima.

All’interno della tenuta ci sono anche orti coltivati dagli anziani dell’isola, che riforniscono il ristorante stellato Michelin e l’osteria adiacente. L’ingresso al vigneto è libero. Se volete fermarvi a mangiare, soprattutto al ristorante stellato, prenotate con largo anticipo.

Per un pasto più accessibile, la Trattoria alla Maddalena si trova direttamente sul molo di Mazzorbo: cucina di pesce, terrazza sul canale, atmosfera senza pretese.

Burano: oltre le case colorate

Dopo Mazzorbo, si attraversa il Ponte Longo, una passerella di legno scuro che collega le due isole, e si entra in un mondo cromaticamente opposto. Le case di Burano sono davvero così: arancio, giallo, verde, rosso, blu. Non è una messa in scena per i turisti. La tradizione dei colori vivaci risale a secoli fa, quando i pescatori dipingevano le facciate per riconoscere la propria abitazione dal mare anche nella nebbia.

L’isola ha una struttura da piccolo arcipelago: quattro isolette collegate da ponti pedonali, divise in sestieri come Venezia. Si gira tutto a piedi, senza macchine.

Piazza Galuppi e il campanile storto

Il cuore dell’isola è Piazza Baldassarre Galuppi, il compositore veneziano nato a Burano nel 1706. Qui si affacciano le botteghe artigiane, qualche bar, e la Chiesa di San Martino Vescovo con il suo campanile vistosamente inclinato, il cedimento delle fondazioni in legno ha creato una pendenza che non ha nulla da invidiare alla celebre torre di Pisa, in miniatura lagunare.

Il Museo del Merletto: l’artigianato che vale la visita

Il Museo del Merletto si trova nella piazza principale e racconta la storia di una tradizione che risale al XVI secolo, quando le donne di Burano, le merlettaie, cominciarono a produrre merletti a filo di tale qualità da diventare famose in tutta Europa. La lavorazione è ancora praticata da poche artigiane anziane. Nelle botteghe più serie è possibile assistere alle dimostrazioni dal vivo e acquistare pezzi autentici: attenzione alla differenza tra il merletto fatto a mano e i prodotti importati in serie, che abbondano nelle bancarelle.

La Casa di Bepi: un angolo che vale una deviazione

Nelle vie interne di Burano, lontano dal flusso principale dei visitatori, si trova la Casa di Bepi Suà: una abitazione tradizionale interamente decorata con motivi geometrici a colori accesi, opera di un residente che ha trasformato la propria facciata in una tela. Non è un museo né un’attrazione ufficiale, è semplicemente lì, in un vicolo, e lo si trova o non lo si trova. Vale la pena cercarla.

I Tre Ponti e i canali laterali

I turisti si concentrano sulla via principale, Fondamenta degli Assassini e dintorni. I canali laterali e i ponti meno fotografati, come il punto panoramico dei Tre Ponti, offrono scorci altrettanto colorati con molte meno persone intorno. Il modo migliore per trovare questi angoli è non seguire il flusso principale: voltare a destra invece che a sinistra, imboccare le calli interne, fermarsi dove non c’è nessun altro.

Cosa mangiare

Burano ha una tradizione di pesce solida. La Trattoria al Gatto Nero è spesso indicata come il ristorante di riferimento sull’isola, cucina di pesce locale, atmosfera autentica, prenotazione consigliata. La Trattoria da Romano, vicino alla chiesa di San Martino, è un’altra istituzione. Prima di ripartire, non andate via senza aver assaggiato il Bussolà (pronunciato Bussolà, con l’accento sulla A): è il biscotto tradizionale di Burano, a forma di ciambella o di esse, croccante e profumato di vaniglia. Si trova nelle panetterie e nelle pasticcerie locali.

Quando andare

La primavera e l’inizio dell’autunno sono i momenti migliori: temperature miti, luce radente sul canale nelle ore centrali, folla gestibile. In estate l’isola è affollatissima nelle ore centrali della giornata, tra le 10:00 e le 14:00, quando arrivano i tour organizzati da Venezia. Se si vuole vedere Burano con qualche respiro in più, vale la pena partire con il primo vaporetto utile o pianificare la visita nel tardo pomeriggio, quando la luce è diversa e il numero di visitatori cala sensibilmente.

In inverno la laguna ha un carattere tutto suo, con la nebbia che cancella i contorni e restituisce alle isole un’atmosfera sospesa. Non tutte le botteghe e i ristoranti sono aperti, ma chi vuole vedere Burano e Mazzorbo senza filtri ha buone probabilità di riuscirci.

Un consiglio pratico per finire

Le case di Burano sono abitazioni private. I residenti ci vivono ancora, e le fotografie con treppiedi piantati in mezzo alle calli o con persone che spostano vasi e oggetti dalle finestre per il proprio scatto sono una mancanza di rispetto che ha ormai raggiunto dimensioni insostenibili. Portate pure la macchina fotografica, sarebbe sciocco non farlo, ma ricordate che state camminando nel quartiere di qualcuno, non su un set.

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Foto: GodeNehler (CC BY-SA 4.0), via Wikimedia Commons