Guida pratica

Asolo in un giorno: il borgo dei cento orizzonti senza fretta

Asolo non si visita: si passeggia, ci si perde, ci si siede. Un giorno è il tempo minimo per capire perché Carducci la chiamò «la città dai cento orizzonti».

Asolo in un giorno: il borgo dei cento orizzonti senza fretta

C’è un verbo che esiste solo grazie ad Asolo. Lo coniò il poeta inglese Robert Browning, che qui trascorse lunghi anni della sua vita: asolando, vagare senza meta abbandonandosi alla bellezza. Non è un caso che sia nato proprio qui, in un borgo di provincia trevigiana che sembra fatto apposta per rallentare il passo.

Asolo si trova sui Colli Asolani, a circa 190 metri di quota, su quella striscia collinare che fa da cerniera tra la pianura veneta e le Prealpi bellunesi. Giosuè Carducci, colpito dalla capacità del luogo di moltiplicare i panorami a ogni svolta, la battezzò «la città dai cento orizzonti». Nelle giornate terse, dalla Rocca in cima al Monte Ricco, lo sguardo spazia fino alle Dolomiti e, dicono i locali più ottimisti, fino alla laguna di Venezia.

Una giornata è il tempo giusto per viverla senza correre. Non per vederla tutta: per capire come funziona.

I luoghi citati. Trascina e zooma per esplorare.

Prima di partire: parcheggio e ZTL

Il primo nodo pratico di Asolo è l’accesso in auto. Il centro storico è in Zona a Traffico Limitato e i divieti per i non residenti sono cambiati nel corso degli anni, quindi conviene verificare sempre sul sito del Comune prima di partire. In sintesi: dal 1° giugno al 30 settembre l’accesso è vietato ai non residenti il venerdì e sabato sera dalle 20.30 alle 24.00, e la domenica e nei festivi dalle 9.00 alle 20.00; dal 1° ottobre al 31 maggio il divieto vale il sabato sera e la domenica/festivi negli stessi orari.

La soluzione più comoda, e gratuita nei giorni feriali, è il parcheggio Forestuzzo (P2), in via Forestuzzo, a circa 400 metri dal centro storico. Da lì si cammina in leggera salita per una decina di minuti, oppure si prende la navetta. Un’alternativa è il parcheggio gratuito di Ca’ Vescovo (davanti allo stabilimento Scarpa), da cui parte la navetta con frequenza di circa 30 minuti; il biglietto si compra a bordo ed è valido 75 minuti. Per chi arriva in treno, la stazione più vicina è Montebelluna (15 km), raggiungibile via bus con le linee 111 o 112 fino alla fermata Ca’ Vescovo.

Un consiglio schietto: venire in settimana, anche solo di martedì o mercoledì, trasforma completamente l’esperienza. Il borgo è quasi vostro, i musei sono spesso chiusi (aprono sabato, domenica e festivi), ma la passeggiata libera ha un respiro diverso.

La mattina: salire alla Rocca

Il punto di partenza logico, se si arriva dal parcheggio Forestuzzo, è la Fontanella Zen, una piccola fontana costruita per dissetare i viandanti che risalivano la collina, ancora oggi perfettamente funzionante. Accanto sorge Villa Freya, la casa dove la scrittrice e viaggiatrice Freya Stark trascorse gli ultimi anni della sua vita, circondata dalle piante portate a mano dai suoi viaggi in Medio Oriente. Il giardino, trasformato in orto botanico, è visitabile su prenotazione.

Da qui si sale verso la Rocca, il punto più alto del borgo. Costruita tra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo sul Monte Ricco (310 m), è una struttura difensiva di forma poligonale con mura spesse fino a quattro metri. Ci si arriva a piedi in 10-15 minuti dal centro, sentiero a larghi gradoni, adatto a tutti, oppure percorrendo via Foresto Vecchio e via San Martino in circa 20 minuti. I 276 gradini fino alla sommità vengono ripagati da un panorama a 360 gradi: la pianura padana, i vigneti dei Colli Asolani, e nelle giornate più limpide l’arco alpino sullo sfondo.

La Rocca è aperta sabato, domenica e festivi dalle 10.00 alle 19.00 (aprile–ottobre) e dalle 10.00 alle 17.00 (novembre–marzo). Il biglietto intero costa 5 euro; sono disponibili biglietti cumulativi con Museo Civico e Torre Civica.

A metà mattina: il centro storico senza lista

Riscendendo verso il centro, la passeggiata più bella è lungo Via Regina Cornaro, stretta tra palazzi quattrocenteschi affrescati e porticati, con il Castello della Regina Cornaro, oggi Teatro Duse, e la Torre Civica. Il castello ha una storia affascinante: costruito intorno al X secolo, fu la dimora di Caterina Cornaro, regina di Cipro, Gerusalemme e Armenia, che qui visse dal 1489 al 1510 dopo aver ceduto il suo regno alla Serenissima in cambio di una vita tranquilla. Nel 1932 il castello divenne teatro, intitolato a Eleonora Duse; l’interno è visitabile solo durante gli spettacoli. Il cortile esterno è invece sempre accessibile, e la Torre Civica, aperta negli stessi giorni e orari della Rocca, al costo di 2 euro, offre una vista a piombo sul borgo.

Il cuore del centro storico è Piazza Garibaldi (già Piazza Maggiore), con la fontana cinquecentesca ancora alimentata dall’antico acquedotto romano e il Leone di San Marco in cima, un tributo visibile al lungo legame con Venezia. Qui si affaccia anche la Cattedrale di Santa Maria Assunta, costruita su fondamenta di un complesso termale romano, che conserva all’interno opere di rilievo: una pala dell’Assunta di Lorenzo Lotto (1506) e una di Jacopo da Ponte.

A due passi dalla piazza, in via Regina Cornaro 74-75, si trova il Museo Civico, ospitato nel Palazzo della Ragione del XV secolo. Vale una sosta: oltre alla sezione archeologica e alla pinacoteca (con opere di Bellotto, Luca Giordano, Strozzi e una sala dedicata a Canova), l’ultimo piano racconta le storie delle tre donne che hanno segnato Asolo, Caterina Cornaro, Freya Stark ed Eleonora Duse. La sezione dedicata alla Duse è stata riallestita di recente in chiave interattiva. Aperto sabato e domenica dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 18.00; biglietto 5 euro.

Il pranzo: sotto i portici

Ad Asolo si mangia bene senza cercare posti particolari: basta infilarsi sotto i portici. La cucina è quella della Marca Trevigiana, bigoli al ragù, risotti, coniglio, radicchio, con qualche prodotto locale che vale la pena cercare: il formaggio Morlacco del Grappa, la ciliegia dei Colli Asolani, l’olio extravergine locale. E naturalmente il Prosecco Asolo DOCG, una denominazione meno nota del Valdobbiadene ma di carattere riconoscibile, prodotto sulle stesse colline che si vedono dalla Rocca.

Un’opzione affidabile e senza pretese è l’Antica Osteria Al Bacaro, sotto i portici dietro l’abside del Duomo: locale con arredi in legno, sedie impagliate, e tavolini all’aperto nella bella stagione.

Il pomeriggio: Via Canova e il cimitero di Sant’Anna

Dopo pranzo, Via Canova porta in direzione opposta al centro storico. Si passa davanti alla facciata di Casa Duse, proprietà privata, non visitabile, ma una targa con il testo dettato da D’Annunzio la rende riconoscibile, e si incontrano le scenografiche Case Anseatiche, costruite nel 1914-15 per volere del pittore Mario de Maria.

Chi ha voglia di una camminata di circa un chilometro (o preferisce prendere l’auto) può raggiungere il cimitero di Sant’Anna, dove riposano Eleonora Duse e Freya Stark. La tomba della Duse è una semplice pietra bianca rivolta verso il Monte Grappa, come volle lei stessa. Quella della Stark è accanto. Il cimitero è toccante nella sua semplicità, e il panorama che si apre, soprattutto verso sera, vale il percorso.

Quando andare

Il periodo migliore è la primavera (aprile–giugno) e l’inizio autunno (settembre–ottobre). In primavera il borgo è ancora tranquillo, le colline sono verdi e le temperature piacevoli. L’autunno porta i colori dei boschi dei Colli Asolani e la vendemmia nei vigneti circostanti, un’atmosfera diversa, forse più raccolta. L’estate è praticabile, ma le domeniche di luglio e agosto portano traffico e la ZTL complica la logistica. L’inverno è freddo e piovoso, ma il borgo vuoto ha un fascino tutto suo, e i musei restano aperti nei fine settimana.

Dintorni: due deviazioni che valgono

Se si ha tempo e si ha l’auto, due mete nei dintorni completano bene la giornata. A pochi minuti di strada c’è Possagno, dove la Gipsoteca e il Tempio Canova custodiscono i gessi del più celebre scultore neoclassico italiano, con un’ala progettata da Carlo Scarpa. A San Vito di Altivole si trova invece la Tomba Brion, sempre di Scarpa: uno dei capolavori dell’architettura italiana del Novecento, aperta al pubblico e seguendo gli orari del cimitero del paese.

Una nota pratica finale

Asolo è piccola, si percorre in ogni senso in meno di venti minuti. Non c’è bisogno di un programma serrato. L’unica cosa che vale la pena pianificare in anticipo è la visita al Museo Civico (aperto solo nel weekend) e, se interessa, la visita guidata al giardino di Villa Freya (su prenotazione: tel. 0423 952313). Per tutto il resto, l’invito è quello che vale per ogni viaggio lento: tenere le aspettative basse e lasciare spazio all’imprevisto.

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Foto: Asolando1984 (CC BY-SA 4.0), via Wikimedia Commons